La Campagna

Lo sport da sempre costituisce una delle attività più salutari e benefiche durante il corso di vita sia per il corpo che per la mente. La possibilità di scaricare fisicamente delle tensioni accumulate, di tenere allenato il proprio corpo che resta vitale, energico e risponde meglio alle sfide quotidiane, di sentirsi parte di un gruppo e agire per il raggiungimento dell’obiettivo comune, la possibilità di misurare se stessi con gli altri e con i propri limiti da sempre contribuiscono ad appassionare un numero sempre grande di giovani e meno giovani alle attività sportive agonistiche e non.

Tuttavia capita che non tutti i giovani che si avvicinano allo sport sono nelle condizioni di potersi sottoporre a sforzi agonistici ma spesso non vengono fermati e anzi superficialmente invogliati a proseguire. 

La morte improvvisa nello sport infatti sopraggiunge maggiormente a in atleti di basso livello agonistico nell’84% dei casi (solo nel 6,4% le vittime erano professionisti); durante l’allenamento nell’89% dei casi contro l’11% delle morti registrate in gara, mentre si era in piena attività sportiva (solo nel 3,6% dei casi il decesso è avvenuto prima di entrare in campo e nell’17,4% immediatamente dopo aver giocato).

Alla luce dei numerosi casi di giovani stroncati, sia a livello professionistico che amatoriale, da morti improvvise durante le attività sportive, ci siamo posti una domanda cruciale: “Si può oggi, nel 2011 morire per colpa dello sport?”

Da queste riflessioni nasce la campagna “Non mi gioco il cuore”, campagna che non vuole essere paternalistica o polemica ma vuole dare una risposta ai tanti quesiti sulle morti improvvise per sport per avviare un percorso virtuoso di prevenzione e informazione tra tutti i giovani sportivi e non del nostro paese. Il Forum Nazionale dei Giovani, con questa campagna non vuole avere la presunzione di dare una propria risoluzione medica al problema, ma vuole bensì sensibilizzare l’opinione pubblica e le migliaia di giovani che rappresenta al problema, vuole creare un punto di incontro per medici ed aspiranti tali, istituzioni, associazioni di settore, sportivi o semplicemente gente comune per poter creare insieme nuovi sistemi di comunicazione del messaggio e di informazione sulla problematica.

Due sono i percorsi che questa campagna intende percorrere:

  • Da un lato l’attività di informazione e sensibilizzazione sulle tematiche della medicina dello sport, delle visite mediche e i comportamenti corretti volti a prevenire  questa piaga.
  • Dall’altro lato vogliamo spingere le istituzioni, sia esse politiche che sportive, a creare quella cultura al primo soccorso che attraverso una adeguata formazione può permettere a chiunque di salvare una vita

Fase1: l’informazione

I diversi organi di stampa, dai quotidiani alle riviste specialistiche, hanno pubblicato e continuano a pubblicare numerosi articoli sulle possibili cause e le possibili soluzioni delle morti improvvise nello sport. Ma andando a verificare al giorno d’oggi tra chi a livello amatoriale pratica sport o frequentano palestre, quanti di questi “sportivi” però prima di iscriversi vanno dal proprio medico curante a sottoporsi ad una corretta visita specialistica? Quanti sanno quali sono le visite a cui devono essere sottoposti e quanto devono durare per poter avere la certezza di poter praticare l’attività sportiva serenamente? Quanti sanno quali sono i sintomi che devono porre in allerta? Quanti conoscono i diversi tipi di esami di primo livello e di secondo livello?

Secondo noi la visita medico - sportiva, che ovviamente precede la stesura della certificazione agonistica o non agonistica, deve essere considerata un chek-up salva vita per il ruolo di prevenzione e tutela sanitaria delle attività sportive che svolge non solo per chi intende ottenere l’idoneità allo sport agonistico o non, ma anche per tutti quelli che desiderano iniziare in sicurezza una qualsiasi attività motoria. Ed è un diritto di tutti, giovani, adulti e soprattutto delle famiglie che accompagnano i propri figli, richiedere che questa visita venga fatta con accuratezza e serietà.

Se si fossero eseguiti scrupolosamente i protocolli cardiologici per il giudizio di idoneità allo sport agonistico molti ragazzi non sarebbero risultati idonei dalla attività fisico sportiva e probabilmente avremmo evitato la morte inutile di molti giovani.
In Italia abbiamo una delle normative di prevenzione sanitaria nello sport più avanzate d'Europa. Basterebbe quindi solo attuarle per tutti coloro che praticano attività sportiva a qualsiasi livello.

Ed è proprio in questa direzione che si muoverà la fase informativa della campagna “Non mi gioco il cuore” che si occuperà di informare massicciamente i giovani, le famiglie, gli sportivi di ogni grado attraverso una serie coordinata di azioni:

  • creazione di un comitato tecnico-scientifico che possa supportare la stesura dei contenuti della campagna e realizzare nuove ipotesi di legge da sottoporre alle Istituzioni e al Governo,
  • realizzazione di uno spot e di un cortometraggio sul tema che possa essere diffuso dai media e raggiungere il più alto numero di persone,
  • realizzazione di una indagine conoscitiva da fare nelle università, nei circoli sportivi e negli stadi italiani per rivelare le conoscenze dei giovani e degli sportivi in tema di prevenzione sportiva, medicina sportiva e screening preventivi,
  • realizzazione di stand informativi su tutto il territorio nazionale per sensibilizzare la popolazione al tema delle cardiopatie sportive e dell’esigenza di un’accurata visita medica per l’abilitazione all’attività sportiva,
  • realizzazione di un sito web dove trovare tutte le informazioni, i contenuti e le iniziative realizzate e in progress,
  • convegni e tavole rotonde per discutere del tema con i diversi interlocutori istituzionali e i diversi esperti in materia.

Fase 2: la prevenzione secondaria, il primo soccorso

Quando si parla di morti improvvise nello sport spesso ci si dimentica che molte morti potrebbero essere evitate anche con un adeguato primo soccorso sul campo da gioco. Il primo intervento deve essere eseguito in maniera efficace, spesso con praticando un massaggio cardiaco e utilizzando un defibrillatore esterno molte vite sarebbero state salvate. Un intervento immediato, come confermano moltissimi medici può risultare decisivo nei tanti casi di emergenza sanitaria collegati alla pratica sportiva a livello amatoriale oltre che professionistico. Ma quanti sono gli impianti dotati di strumenti adeguati ne di una preparazione idonea? Per questo è fondamentale  creare nel nostro Paese la cultura al primo soccorso fra tutti gli operatori dello sport, dai dirigenti ai tecnici, dagli accompagnatori ai gestori delle palestre, dai massaggiatori ai custodi degli impianti senza aspettare che capitino altri casi mortali. L’obiettivo del Forum con questa campagna va proprio in questa direzione, chiederemo a gran voce alle Istituzioni, dal Governo agli Enti locali che campi di calcio, piste di atletica, piscine, ring, campi da tennis, palestre, impianti sportivi di ogni genere siano dotati di defibrillatori semiautomatici e obbligare allenatori e/o dirigenti ad addestrarsi correttamente attraverso corsi di BLSD.

Le azioni che porteremo avanti in questo ambito saranno:

  • donazione di alcuni defibrillatori ai centri sportivi sprovvisti,
  • organizzazione di corsi di BLSD,
  • realizzazione di una ipotesi di legge da sottoporre alle Istituzioni e al Governo.

 

Gli obiettivi di questa campagna sono dunque molti e importanti ma non impossibili, e grazie all’ausilio dei partner, sia pubblici e privati, che crederanno e ci sosterranno in questo nostro progetto diventeranno una realtà diffusa sul territorio. Se riusciremo a prevenire, grazie a questo lavoro anche una sola morte improvvisa nello sport, avremmo fatto il nostro dovere di giovani impegnati a migliorare il futuro di altri giovani.

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